Natura Umana

Nessuna Filosofia è possibile se non si comprende fino in fondo cos’è la Natura Umana; se questo è un Enigma, un Problema, o entrambi sarà il  punto di domanda preventivo da risolvere.
Sebbene gli Studi antichi sono prodighi di consigli nell’aiutarci a scegliere quando il primo dei due termini significa φυσις, βιος oppure ζωη, in questa scelta non sarà eludibile la valenza importantissima del secondo termine che ai fini del discorso che intraprendiamo è decisivo.
Umano (agg.) ἀνθρώπειος, -α, -ον [anthropeios]
Umano (agg.) ἀνθρώπινος, -η, -ον [anthropinos]
Umano (agg.) φιλάνθροπος, ου [filanthropos]
Essere umano (s. m.) ἄνθρωπος, -ου, ὁ [anthropos]
Adattare alla natura umana (locuz.) ἐξανθρωπίζω [exanthropizo]
[Risulterà inoltre che questa non può essere altrimenti che una scelta di campo opinabile; ma con Animo Nobile si tenterà di ricostruire quella parte della περι φυσις che, ahimè, non ci è giunta.]

I
Un Enigma può non essere un Problema.
Quanti enigmi sussistono senza che per ciò si debba lamentare un vulnus mortale universale;  d’altra parte, si può affermare che la soluzione di molti enimmi non ha estinto il dolore dell’Umanità per le troppe afflizioni che le restano addosso angosciosamente infitte, come tafani per l’Asino in Estate. –Somari e Cammelli sopportano il peso dei valori ‘superiori alla Vita’ (F.N.).
Ha un valore dire -perché così è stato finora- che la conoscenza scientifica ci ha resi più liberi ma non certo meno paurosi, o ansiosi per il nostro destino; né s’è presentata ancora una teoria in grado di fare i conti con l’esistenza così da vincerla ed imprigionarla al proprio volere. Così, dopo millenni e divenuti ormai adulti, ci interroghiamo ancora sull’enigma della Natura Umana senza capirne compiutamente l’essenza, mentre i simulacri della scienza e della religione ci dilaniano con le loro richieste egocentriche ed esose.
Su queste basi si sono consolidate le recenti tradizioni del pensiero c.d. debole che come è ovvio non si può considerare vera filosofia; dell’ingegneria dello sviluppo  proporzionale alle risorse impiegate; e, sull’altro versante, della militanza anche violenta per la supremazia tra le credenze religiose. Tutte e tre queste posizioni non sono in grado di riempire il vuoto di senso che caratterizza i nostri anni. Sarà dunque necessario che noi Somari e Cammelli ritorniamo a cercare il significato più profondo della Natura Umana in una ricerca di confine alla quale ci saremmo sottratti di buon grado conoscendone le fatiche e l’aspetto terribile che la circostanzia; consapevoli inoltre che il fallimento nell’agone corrisponde alla morte certa.
Natura Umana è un logos, cioè una parola che si annuncia ed allude, ma senza spiegare concretamente alcunché lasciando libera, come del resto tutte le parole veramente potenti, qualsiasi interpretazione; Natura in che senso? Cosa vuol dire Umano?
Se l’Universo è logico -cioè è possibile risalire sempre alla causa prima di una determinata rappresentazione, o di un insieme di rappresentazioni- un qualunque stato di cose è necessariamente ciò che è, ché altrimenti non potrebbe essere; e accade che incondrandoci ci scambiamo un sorriso, ci commuoviamo per una poesia insulsa, per la rabbia, riusciamo in compiti normalmente impensabili, oppure, quotidianamente svolgiamo il nostro lavoro dunque il mondo è ciò che accade. Tentiamo di pensare a quale configurazione assumerebbe questo mondo se l’uomo non fosse mai esistito, oppure se scomparisse improvvisamente a causa della bomba atomica.
Se non ci fosse mai stata anima viva -con questa espressione intendo gli uomini- le stelle, i pianeti, gli alberi, gli animali e le pietra ci sarebbero ugualmente? e che aspetto avrebbero se riuscissimo a convincerci comunque della loro esistenza?
E’ del tutto evidente che non riusciremo mai a darci una risposta dotata di senso, ed ogni congettura sarebbe del tutto ipotetica, di più: fantascientifica! Ma assumendo ciò che immediatamente precede dovremo convenire che l’Universo è una rappresentazione dell’Uomo, piombando così in un relativismo di specie particolare: un realivismo assoluto che è per bene una contraddizione in termini, una cosa senza senso. Dunque, per evitare di incorrere in una tale evidente aporia, dovremo, per disperazione, tentare vedere le cose che sono con gli occhi di un cane o di un cavallo, di un pesce, o dal punto di vista di un albero o degli Oceani; oggetti comunque presenti nelle forme delle nostre idee.
E’ del tutto evidente che all’essenza degli Oceani, degli alberi, dei cavalli e dei pesci gli uomini non sono necessari, e questi oggetti che noi pensiamo distinti dagli uomini esisterebbero volentieri e comunque anche senza la nostra presenza. Ma serebbero come li vediamo e pensiamo noi, o sarebbero cosa diversa? E se diversi come?
Non avrebbero i nomi che gli abbiamo dato certamente, e forse forma diversa, chissà quali usi e costumi!
E’ chiaro che continuare con questo indirizzo non ci condurrebbe che a inventare dei bestiari fantastici -lasciamo questo compito ad artisti e letterati- che non ci aiuterebbero punto nella nostra ricerca, ma, comunque, da tutto ciò una conclusione possiamo trarla: L’Uomo non è necessario per l’essenza di Κοσμος, e Kosmos non è un oggetto, bensì una raffigurazione (rappresentazione) ordinata di oggetti a cui riconoscere oltre che essenza anche personalità.
Ma prima di indagare Kosmos, dobbiamo interrogarci sulla seconda possibilità: l’Uomo scompare a causa di una catastrofe. Possiamo ipotizzare lo scoppio non accidentale di una potentissima bomba atomica -anche rudimentale- oppure, cosa che avrebbe lo stesso effetto, che veniamo colpiti da un gigantesco meteorite. E per riuscire in questo scopo sarà necessario vedere Ognicosa nella giusta proporzione. Se Kosmos è logico: 1) perché l’uomo dovrebbe autodistruggersi? 2) perché un meteorite dovrebbe cadere e turbare l’equilibrio millenario di cui siamo partecipi?
Gli studi sul DNA non ci hanno ancora rivelato se la prima prospettiva è già scritta nel codice genetico dell’Uomo, ed ogni conclusione in proposito sarebbe perlomeno azzardata. Possiamo fare una congettura, però, che ci induce a ritenere che la data di scadenza del genere umano non sia già definitivamente impressa nel suo destino. Un pensatore dei nostri giorni (1) si affanna a ripeterci, spingendoci a migliorare, che a determinante la nostra sussistenza non è altro che l’aggiornamento della scoperta eraclitea che tutto è contesa. Questo studioso contemporaneo la chiama guerra fredda, ma in fondo è la stessa cosa che l’efesino pensò circa duemila e seicento anni fa. Se aderiamo fino in fondo a questa tesi, cioè che è una regola che la contesa, per quanto aspra e cruenta, trovi sempre un punto di equilibrio, ciò garantirebbe in Eterno la sopravvivenza del Genere Umano, e, per quel che qui ci interessa specificamente, potrebbe costituire un primo abbozzo di quel Logos -la Natura Umana- su cui ci stiamo interrogando. Con altre parole potrei anche dire: gli occhi si adattano alle mutate condizioni della luce, e ciò dimostra l’intelligenza dell’Organo, ma quando brillano come la brace o si inumidiscono per un “sentimento” l’intelligenza risiede, per ora non importa stabilire dove e come, altrove; e l’oscillazione tra questi stati d’animo è una prova evidente della straordinaria singolarità dell’Uomo.

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