Sommario dell’Odissea. (I-IV)

Il sommario dell’Odissea.
Versione di Ippolito Pindemonte

LIBRO PRIMO.
(1-16)
Il Poeta invoca la Musa e propone l’argomento del Poema.
(17-133)
Tutti gli Eroi greci che han combattuto a Troia son già tornati in Patria: al solo Ulisse è tolto di rivedere i suoi regni e la casta consorte. Gli dei raccolti a concilio, mentre Nettuno l’ostinato nemico di Ulisse è lungi dall’Olimpo ospite degli Etiopi, deliberano il ritorno dell’Eroe greco.
(134-394)
Minerva, sotto le sembianze di Mente principe dei Tafi, scende a Itaca: liberalmente accolta da Telemaco entra con lui nelle sale regali dove banchettano i Proci che agognano alla mano di Penelope. Mentre il cantore Femio sposa il suo canto alla cetera d’argento, Minerva con amorevoli parole rassicura Telemaco che il padre suo vive e che non è lontano il giorno del suo ritorno: lo conforta a mettersi in viaggio per cercare notizie a Pilo ed a Sparta presso Menelao e Nestore.
(395-419)
Telemaco promette all’Ospite di ascoltarne i consigli: e, mentre esso gli scompare innanzi, sente e riconosce il nume.
(420-474)
Telemaco torna in mezzo ai Proci mentre Femio canta il fortunoso ritorno dei Greci da Troia. All’udire la mesta canzone, Penelope scende dalle sue stanze e prega il poeta a voler scegliere men tristo argomento: ma Telemaco con franca parola invita la madre a consntir libera voce al cantore e a tornare ai suoi lavori ed alle cure femminili.
(475-569)
Poi rampogna acerbamente ai Proci la loro condotta; indice il parlamento pel giorno seguente e, scesa la notte, cerca nel sonno riposo all’agitato spirito.

LIBRO SECONDO.
(1-107)
Nel mattino seguente Telemaco raccoglie a parlamento gli Itacensi, e al vecchio Egizio che ne chiede la cagione risponde che una grave, costante sciagura lo tormenta: i Proci lo dileggiano e gli consumano le fortune del padre.
(108-166)
Antinoo si leva a dire che la colpa è tutta della madre sua che pensa ogni giorno una nuova astuzia per ingannarli: racconta la meditata frode della tela e conchiude che Penelope deve risolversi e scegliere, tra gli amanti, uno sposo.
(167-260)
Con sdegnata parola risponde Telemaco che richiama sui Proci l’ira di Giove. Appare il prodigio di due aquile: l’indovino Aliterse ne argomenta gravi sciagure per i Proci. Eurimaco schernisce la profezia e minaccia il profeta.
(261-325)
Telemaco chiede una nave per recarsi a Sparta e a Pilo a chieder notizie del padre. Parla in favor suo Mentore, un antico amico di Ulisse; ma a lui risponde con male e minacciose parole Leocrito. L’agitato consesso si scioglie.
(326-478)
Telemaco supplica sulla riva del mare Minerva di aiutarlo. La dea, apparsagli sotto le forme di Mentore, lo conforta e gli promette una nave ed un fido compagno di viaggio. Tornato alla reggia, Telemaco manifesta il suo disegno ai Proci e risponde con fiera parola alle loro minacce. Prega la nutrice Euriclea a preparargli il necessario per il lungo viaggio. Euriclea si dispera alla notizia della partenza di Telemaco. Egli le ingiunge di non dirne parola alla madre finché non ispunti l’alba del dodicesimo giorno.
(479-548)
Minerva procacciata la nave promessa, con Telemaco e con altri compagni lascia il porto di Itaca.

LIBRO TERZO.
(1-130)
Telemaco sbarca coi compagni a Pilo e, guidato da Minerva, si presenta a Nestore che era intento a celebrare insieme con i figli e con il popolo un sacrificio a Nettuno. Accolto amichevolmente dal vecchio re, Telemaco gli chiede subito notizie del padre.
(131-262)
Nestore racconta a Telemaco le vicende della guerra e dell’assedio di Troia, le sventure toccate a se e ai compagni, il lungo errare, il fortunoso ritorno degli eroi greci, la perfidia di Egisto e la nobile vendetta di Oreste, la virtù del quale egli propone come esempio al giovinetto.
(263-326)
Telemaco, richiesto da Nestore, gli narra addolorato le insidie dei Proci e la rovina che minaccia il regno del padre: gli domanda più esatte notizie sul delitto di Egisto e sulla morte di Agamennone.
(327-511)
Nestore racconta: come Egisto vincesse l’animo di Clitennestra e come uccidesse a tradimento Agamennone; conforta poi Telemaco a recarsi a Sparta per richiedere a Menelao le notizie di Ulisse. Giunta la notte, il vecchio re invita gli ospiti a riposarsi nella reggia; Telemaco consente: Minerva torna alla nave. E nel rapido movimento, nello sfavillar degli occhi, Nestore sente e riconosce la dea; le vota un sacrifizio e poi, con Telemaco e con i figli entra nella reggia.
(512-641)
All’alba, compiuto il sacrifizio a Minerva, Telemaco con Pisistrato, figlio di Nestore, fa vela per Sparta dove giunge sulla sera del giorno seguente.

LIBRO QUARTO.
(1-146)
Telemaco e Pisistrato giungono a Sparta nello stesso giorno che Menelao celebrava le nozze d’un figlio e d’una figlia. Accolti benignamente partecipano al banchetto nuziale. A Telemaco che, ammirato, loda lo splendore della reggia, Menelao narra che tutte le ricchezze e i doni ond’essa abbonda egli le raccolse nel suo lungo viaggio; si duole di non aver vicini gli eroi che ebbe compagni nell’impresa di Troia e, più che tutti gli altri, rimpiange Ulisse.
(147-198)
Mentre Telemaco, al pietoso ricordo, si commuove e piange, entra nella sala Elena e, stupita, accenna allo sposo la forte somiglianza che l’ospite ha con Ulisse.
(199-245)
Pisistrato allora svela il nome del compagno e il suo. Menelao lieto d’avere nella reggia il figlio del generoso eroe desta con le rinnovate lodi di lui il pianto di tutti i presenti.
(246-342)
Pisistrato e Menelao ammoniscono a lasciare ogni triste ricordo e a frenare le lacrime; ed Elena, infuso nel vino ai convitati un farmaco che reca l’oblio d’ogni affanno, ricorda una tra le più audaci imprese di Ulisse: narra come egli, vestito da mendico, penetrasse a Troia e uccidesse molti Troiani.
(343-390)
E Menelao racconta come Ulisse salvasse da un sicuro pericolo i compagni nascosti nel cavallo di legno. Poi gli ospiti vanno a riposare.
(391-716)
Nel mattino seguente, Menelao, richiesta a Telemaco la cagione del suo viaggio, gli narra del suo lungo e fortunoso ritorno da Troia: come, capitato in un’isoletta dinanzi alle foci del Nilo, costringesse a viva forza Proteo, il vecchio dio marino, a svelargli i destini suoi e i casi occorsi ad Aiace ed Agamennone e come da lui apprendesse che Ulisse era trattenuto nell’isola di Ogigia da Calipso.
(717-788)
Menelao conchiude descrivendo il suo ritorno in patria; e poi offre ai suoi ospiti ricchi doni.
(789-965)
Intanto ad Itaca, i Proci saputa la partenza di Telemaco deliberano di ucciderlo quand’egli ritorni. L’araldo Medonte svela a Penelope il tristo disegno, e Penelope sdegnata ed afflitta prega per aiuto Minerva.
(966-1062)
E, mentre i Proci si apparecchiano a dar compimento al loro consiglio, Minerva manda una visione a confortare Penelope. Intanto i Proci, postisi in agguato nell’isola, stanno spiando il ritorno di Telemaco.

Libro V

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