Il bacio di Giuda.

Giotto 1306 ca. Affresco. Cappella degli Scrovegni della chiesa dell’Arena a Padova. “Il bacio di Giuda”.

Con la scena del bacio di Giuda, l’osservatore si trova di fronte a un quadro in cui lo spazio tra i due volti umani è carico di tensioni sferiche antitetiche estreme -è l’immagine che, nella serie delle dodici scene della Passione, si presenta come quarta, dopo il tradimento, la cena e il lavaggio dei piedi. In questo affresco che rappresenta i due attori di profilo, Giotto ha elaborato una triplice differenza tra Cristo e Giuda. La faglia che li separa non concerne solo la distanza che, nella moltitudine dei mortali, dissocia ogni individuo da un altro; essa strappa in meniera triplice il cotinuum antropologico tra i personaggi e li trasporta in livelli e luoghi dell’Essere radicalmente diversi. Abbozzando il simultaneo ritratto di Cristo e Giuda, Giotto diviene il pittore della differenza antropologica.
A un primo livello, in questo face à face, si fronteggiano l’uomo-Dio e l’uomo semplice. In questo come in tutti gli altri affreschi del ciclo degli Scrovegni, Giotto ha separato i santi e il Cristo dai mortali ordinari, non luminosi, nettendo attorno alla loro testa un’aureola che sembra un casco d’oro. Attraverso questo mnodo stilistico convenzionale, la pittura commenta il fondo metafisico dell’ineguaglianza tra gli uomini; l’artista presenta i santi al cuore del mondo come attori divini in una commedia terrestre. Adempie così, pittoricamente, al pensiero teologico del mistero dell’ngiustizia che constata la differenza impenetrabile tra l’eletto ed il profano; attraverso le aureole, ha dato al mysterium iniquitatis un posto in ciò che è visibile. Al secondo livello, con Giuda e Cristo si fronteggiano l’uomo nobile e quello volgare. Per illustrare questa differenza, Giotto è ricorso alle tradizioni fisionomiche diffuse; il suo Cristo spera Giuda non solo quanto a grandezza corporea e per il bell’equilibrio della testa -in cui la fronte, il centro e la base del volto rispettano nobili proporzioni-, ma anche per la sua attitudine aristocratica in cui è possibile leggere un’oncia di disprezzo per Giuda, ricurvo in una posizione quasi animale, che alza verso Cristo uno sguardo astuto. In un’interpretazione fisionomica di tale disposizione dei volti, Rudolf Kassner ha sottolineato il tratto minaccioso disegnato nel profilo di Giuda, tra la fronte e il naso: “questo cattivo angoloha di fatto un significato mostruoso: l’intelletto o le forze dell’intelletto sono mozzate dalle forze fisiche” (Kassner, R., 1997 I fondamenti della fisiognomica: il carattere delle cose, Vicenza Pozza. Ed. in ted. del 1932 p. 182). Giotto, senza il minimo dubbio, ha dato al suo Cristo tratti di Apollo e lo ha rappresentato alla luce del pensiero aristocratico del mondo feudale dell’Europa occidentale; di fronte a lui Giuda si presenta quale carattere istintivo, astuto, orientale e plebeo dai tratti disarmonici.

 

Ma nella pittura di Giotto la differenza decisiva tra il Cristo e Giuda non è né la distinzione metafisica tra l’uomo-Dio e ilmortale non toccato dalla santità, né quella fisiognomica tra l’uomo eminente e l’uomo comune. Rappresentando il contatto oculare ta i due personaggi, Giotto crea una terza differenza, che attinge dalla sferologia; è solo in essa che è possibile distingure il motivo dell’impossibilità di un’intima alleanza tra i due protagonisti. Nell’espressione oculare, al contempo interrogativa e informata, del personaggio di Cristo, l’osservatore scopre una forza aperta, creatrice di sfera, che reintegra nel suo spazio anche il traditore, a condizione che costui sia capace d’entrarci, mentre vede incarnato in Giuda un isolamento avido che, anche con la stretta vicinanza fisica allo sguardo del suo volto a volto, non può unirsi alo spazio comune. Giuda bacia così colui che non colpisce, e il suo baciare diviene il gesto osceno di colui che penetra nello spazio amorevole con lo spirito di chi ne fa parte. Nel linguaggio di Sant’Agostino, ciò si esprimeva come segue: egli si curva in se stesso come un bandito che ruba ciò che gli è stato offerto e che gli sarebbe appartenuto se avesse saputo prendere ciò che ha. Anche in prossimità egli è sempre ai margini, agente dell’egoismo che si è infiltrato nel centro di una comunità estatica. Il suo sguardo ringhia di fronte all’aura eminentemente aperta ell’uomo-Dio, con la sua espressione in agguato, bestiale e malvagia; anche nella più stretta vicinanza fisica col sovrano, Giuda agisce come un commediante infagottato nella sua avidità calcoatrice e che ha preso la distanza col suo ruolo. Se volessimo fare appello alla terminologia di Sartre, diremmo che Giuda incarna la mauvaise foi che stilla dalla negazione della libera distanza verso la propria pantomima esistenziale. Davanti allinsegnamento della libertà, quintessenza della reciprocità ispirante e dell’animazione, Giuda mostra ancora un umiliante attaccamento a se stesso che, nel rapporto con le cose, non conosce che la disposizione alla cupidigia e, davanti agli uomini, le transazioni manipolatrici. La tacita leggenda che figura sotto la scena del bacio di Giuda è senza ilminimo dubbio: il dio venduto. Giotto mostra come la sfera dell’amore bi-unitaria che si dispiega in dodici parti tra il Cristo e i suoi discepoli sia qui squarciata. Essa è vittima di un interesse avvilente che si pone da sé come l’interesse superiore. Nel dipinto di Giotto, questa lacerazione sferologica si apre in modo drammatico tra i due volti che si fronteggiano, occhi negli occhi. Nell’immagine tra i profili dei protagonisti si apre una cavità minima che ricorda la forma di un calice. Il Cristo e Giuda si acmbiano sguardi in cui nessuna vita comune può nascere. Visto dalla figura del Cristo, è uno sguardo nel disanimato, tutto incluso nei propri occhi. Per il traditore Giuda, l’uomo che crea le sfere rimane lì come una cosa al sicuro, impenetrabile, estranea. E’ la morte, ora, a tormentare la figura dell’uomo-Dio.

(P. Sloterdijk, Sfere I, Bolle, pagg. 181-184 cfr. Bibliogafia)  

 

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Una Risposta

  1. è stato bello leggere qusto blog i like it bellooooo

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