Parmenide.

Circa la natura del passaggio ideale che da Senofane porta a Parmenide opinio recepta (salvo, s’intende, per chi non ammetta quest’ordine di successione, o per chi, riducendo il valore della metafisica senofanea, ne consideri più o meno indipendente Parmenide) è quella che esso consista nella trasformazione del εν nell’εον o addirittura nel puro ειναι, e cioè nell’estrazione dall’Uno senofaneo del suo predicato di ente, nell’assolutizzazione di questo predicato, e infine nella constatazione degli attributi che a tale nuova realtà dovevano competere. Si può dire che questa opinione non sia stata mai propriamente respinta o messa in dubbio, neanche dagli stessi eliminatori del problema storico, i quali, considerandola inutile, non sono poi neppure intervenuti a dimostrarla erronea. D’altra parte, tanto gli uni quanto gli altri, che pure hanno così lungamente discusso p. es. circa la natura reale o ideale dell’ente e circa il rapporto tra «verità» e l’«opinione» nel sistema parmenideo, non si sono quasi mai veramente posto il problema del modo in cui quel passaggio storico si sia specificamente realizzato: e non è da dire che chi, come il Reinhardt, non crede a quel passaggio, non abbia comunque la necessità di spiegarsi il modo in cui, da un primo concetto generico dell’unità delle cose (quale si può benissimo pensare venisse a Parmenide da Anassimandro o in genere dalla speculazione ionica) egli abbia poi tratto, compiendo un passo di eccezionale importanza per tutto il successivo sviluppo del pensiero occidentale, il suo concetto puro dell’ente. C’è invece il caso, come si vedrà, che quelle stesse più grosse questioni circa il significato della filosofia di Parmenide ed il rapporto tra le due parti del suo sistema non si possono chiarire nel modo più adeguato se non partendo da una migliore soluzione del problema della genesi ideale e storica del suo principio. Problema che poi, com’è evidente, viene a coincidere con quello che si è presentato più volte sotto l’aspetto un po’ ambiguo del «metodo» di Parmenide: e a questo proposito si può dire che non c’è stato mai interprete, per alieno che fosse da qualsiasi valutazione logica, gnoseologica, idealista dell’essere dell’Eleate, che non abbia riconosciuto la natura essenzialmente logica e razionalistica della forma mentis con la quale egli ne scopre e stabilisce le determinazioni. Senonché, di metodo logico e razionalistico ce n’è già tanto nello stesso empirismo dei rpimi fisiologi, che a questo modo si rischia di non veder più in che consista la grande novità di Parmenide. Anche per questo rispetto, dunque, il punto sta non tanto nel presupporre o nell’asserire genericamente il suo razionalismo e logicismo, quanto nel vedere come esso si costituisca e che cosa implichi.


(Guido Calogero. Studi sull’eleatismo. pagg. 1-2)

Annunci

There are no comments on this post.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: