L’errore.

Errare è parlar male: e, da questo punto di vista e in questi limiti, nulla di più giusto del motto empiristico, che una scienza vera è soltanto un lingua ben fatta. Ma lingua ben fatta vuol dire, in questo senso, non già lingua il significato dei cui termini sia astrattamente e immobilmente fissato, com’è quella convenzionale che per intrinseca esigenza debbono usare le scienze matematiche e fisico-matematiche, e tutte quelle «logiche formali» che di esse sono capitoli, ma anzi lingua in cui la parola non prenda mai il posto della cosa, né il simbolo acquisti valore autonomo rispetto alla realtà simboleggiata diventando per sé stesso tema di combinazione o di costruzione, e in cui invece il significante valga soltanto in funzione del significato, risolvendosi totalmente nella sua funzione comunicante.

(Guido Calogero, Storia della logica antica, Valore positivo dell’unità arcaica di realtà e verità, pag. 51)

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