ACHILLEIS

Note all’Achilleis di Publio Papino Stazio. ed. UTET a cura di Antonio Traglia e Giuseppe Aricò, 1980.

1-2 Eacide è chiamato già da Omero l’eroe Achille, figlio di Peleo (epperò detto anche Pelide) e nipote di Eaco (padre di Peleo). Eaco era a sua volta figlio di Zeus e di Egina ed ebbe così grande fama d’integrità e di saggezza, che fu associato a Minosse e a Radamanto come giudice infernale. Secondo la leggenda Zeus, se si fosse unito a Teti, madre di Achille, avrebbe avuto da questa un figlio che l’avrebbe sbalzato dal trono. L’argomento doveva essere trattato nelle Ciprie di Stasino, ma ve n’è un oscuro accenno anche in Eschilo (Pr. V., 908 segg.)Patrio caelo, che potrebbe significare semplicemente «il cielo avito», in quanto Achille era pronipote di Zeus per parte di padre, è qui da intendere «il cielo di colui che sarebbe stato suo padre», se Zeus avesse sposato Teti.

4. Meonio è chiamato Omero, perché fra le località che si contendevano il vanto di aver dato i natali al poeta (cfr. Silv., V, 3, 130) c’era anche la Lidia o Meonia. Egli non aveva cantato tutti i particolari della vita di Achille, cosa che ora si propone di fare su larga scala Stazio in una specie di poema ciclico.

5-6. La tromba dulichia (da Dulichio, isola vicina a Itaca, che fu sottomessa per qualche tempo a Ulisse: (cfr. Strab., X, 2-14) è la tromba di Ulisse che col suo suono fece uscire dal nascondiglio di Sciro (l’isola dell’Egeo, dove Teti aveva nascosto il figlio) il giovane eroe, che fu condotto a Troia a combattere.

8-11. Il poeta aveva già scritto la Tebaide e chiede una seconda corona, cioè un secondo premio per l’Achilleide (una corona vera l’aveva ottenuta ai Giochi Augustali e una seconda ai Giochi Albani, ma non è probabile che alluda qui a queste corone). L’aonio bosco (Aoni erano chiamati gli antichi abitatori della Beozia) è il bosco dell’Elicona, monte sacro ad Apollo e alle Muse, che sorge appunto in Beozia, la cui capitale, Tebe, fortificata da Anfione, era stata oggetto del canto del Poeta. Non per la prima volta egli portava le bende di sacerdote delle Muse.

12-13. La pianura dircea è quella bagnata dalla fonte tebana di Dirce.

14-19. Stazio si rivolge a Domiziano con una invocazione che contiene ancora un garbato rifiuto di cantare le imprese del Principe, cosa che aveva sempre promesso di fare, senza mai mantenere la promessa. L’elogio dell’Imperatore è assai moderato, ciò che potrebbe essere anche segno di qualche cambiamento avvenuto nell’animo del Poeta nei suoi confronti. È esatto che Domiziano, specialmente nei primi anni del suo principato, si dedicò alla poesia, e protettore delle lettere e delle arti rimase sempre. Ma negli ultimi anni le occupazioni militari e le preoccupazioni di governo dovettero essere d’impedimento alla sua attività letteraria.

20-21. Oebalius, «della Laconia», da Oebalus, Ebalo, antico …

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