INTERMEZZO (IX 76-104)

Ma quando Ηώς dai riccioli belli portò il terzo giorno,
drizzati gli alberi e issate le bianche vele,
sulle navi sedemmo: le guidavano il vento e i piloti.
E sarei giunto illeso nella terra dei padri:
ma nel doppiare Capo Malea l’onda, la corrente
e borea mi dirottarono e da Κυθήρων sviarono.
Per nove giorni fui spinto dai venti funesti
sul mare pescoso: al decimo giorno arrivammo
presso i Λωτοφάγων, che mangiano un cibo di fiori.
Scendemmo lì a terra e acqua attingemmo:
subito presero il pasto accanto alle navi veloci, i compagni.
Dopoché fummo sazi di cibo e bevanda,
allora io mandai dei compagni a indagare
chi fossero gli uomini che in quella terra mangiavano pane,
scelti due uomini e aggiunto come terzo un araldo.
Costoro partirono e subito furono in mezzo ai Λωτοφάγοισιν
Non meditavano la morte ai nostri compagni
i Λωτοφάγοι ma gli diedero da mangiare del loto.
E chi di essi mangiava il dolcissimo frutto del loto
non aveva più voglia d’annunziare e tornare,
ma preferiva restare lì tra i Λωτοφάγοισι;
a cibarsi di loto, e obliare il ritorno.
A forza condussi costoro, piangenti, alle navi
e trascinatili nelle navi ben cave li legai sotto i bagli;
poi agli altri fedeli compagni ordinai
di salire rapidamente sulle navi veloci,
perché nessuno, mangiando loto, obliasse il νόστοιο.
Essi si imbarcarono subito e presero posto agli scalmi
e sedendo in fila battevano l’acqua canuta coi remi.

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