L’ISTANTE (FRAMMENTI E TESTIMONIANZE e commento)

ἐξ ὤν δε ἡ γένεσίσ ἐστι τοῖς οὔσι καὶ τὴν φθορὰν εἰς ταῦτα γίνεσθαι κατὰ το χρεών
διδόναι γὰρ αὐτὰ δίκην καὶ τίσιν ὰλλήλοις τῆς ἀδικίας κατὰ τὴν τοῦ Χρόνου τάξιν

Là da dove le cose hanno il loro nascimento, debbono anche andare a finire, secondo la necessità
Esse debbono infatti fare ammenda ed essere giudicate per la loro ingiustizia, secondo l’ordine del tempo

Ma là donde le cose hanno il loro sorgere, si volge anche il loro venir meno, secondo la necessità
esse pagano reciprocamente la pena e il fio per la loro malvagità secondo il tempo stabilito

Ma da ciò da cui per le cose è la generazione, sorge anche la dissoluzione verso di esso secondo il necessario
esse si rendono infatti reciprocamente giustizia e ammenda per l’ingiustizia secondo l’ordine del tempo

Le cose fuori da cui è il nascimento alle cose che sono, peraltro, sono quelle verso cui si sviluppa anche la rovina, secondo ciò che deve essere
le cose che sono, difatti, subiscono l’una dall’altra punizione e vendetta per la loro ingiustizia, secondo il decreto del Tempo.


1. SIMPLIC. phys. 24, 13 [cfr. A 9]. Anassimandro … ha detto … che
principio degli esseri è l’infinito… da dove infatti gli esseri hanno l’origine, ivi hanno anche la distruzione secondo necessità: poiché essi pagano l’uno all’altro la pena e l’espiazione dell’ingiustizia secondo l’ordine del tempo.


Ciò che dico non è stato finora attestato formalmente da alcun Interprete e, quindi, sarà probabilmente una mia fantasticheria. Tuttavia -accolto integralmente il frammento come ci viene tramandato in DK 12B1, sebbene non si ritenga punto campata per aria la critica filologica (Burnet, Heidegger) anzi! che riduce di tanto il numero delle parole autentiche attestabili- ripetute letture di questo testo tramandato dall’accademico neoplatonico bizantino Σιμπλίκιος mi inducono a pensare che la prima parte del frammento, dove si indaga la “causa materiale“, è tenuta dall’Autore sotto il dominio di Dike e la seconda, dove si indaga la “causa efficiente“, sotto quello di Crono. Cioè, il mito permane immanente nella forma-mentis di Anassimandro e influenza l’aura di questo scritto scientifico aurorale.
Se è così, la prima parte sarebbe subordinata alla seconda, come Dike al nonno Crono: ciò che avviene al livello più in basso del divino viene giudicato, in alto, dal Vertice pre-olimpico supremo (Κρόνος, fratello e marito di Ῥέα, padre di Ζεύς). In questa chiave, indipendentemente dal suo significato letterale o del suo senso profondo, lo scritto del Sommo sembra alludere: “Tutto è, ma secondo l’immutabile gerarchia verticale che Io professo“. Il movimento per cui l’Arché infinito risolve tutto (τοῖς οὔσι) seguendo l’alternanza etterna Dike-aDike avviene sotto il dominio incontrastato e arbitrario ma immutabile di Crono. Di grande modernità è l’infittirsi dell’intreccio, merito e forse motivo della lunghissima tradizione fondante del passo: laddove lo Ieratico Ionico cambia le maiuscole in minuscole e così, alla maniera dei Greci (alla Greca), Dike transuma antropologicamente nella necessità (κατὰ το χρεών) e Crono nel Tempo (κατὰ τὴν τοῦ χρόνου τάξιν).
Il Destino (Geschick) dell’evirazione di Οὐρανός ad opera di Crono riavvicinò il basso all’alto esaltando, così si presume, il ruolo dell’Istante. Perché gli Istanti durano secoli: cosa significhi il tempo è solo il tempo stesso che lo decide, né alcunché di necessario (necessitatile) pregiudica il corso degli eventi scatenati nel primo momento (μper necessità di giustizia. In questo cogitante regno di nessuno si addentra lo Ionico del VI sec. che vive in uno spazio geografico, a dire degli interpreti più avveduti, libero da teologie, dove nemmeno la rivoluzione Olimpica (ulteriore riavvicinamento dell’alto al basso) attecchiva.(…)
Dunque, per la generazione e la dissoluzione a due dimensioni il quadro si compone alla maniera dei Greci: si entra e si esce -non a proprio piacimento, ma secondo il volere del piano esoterico di Dike governata da Crono- nel panopticon elastico dello spazio linguistico determinato dalla scoperta dell’alfa privativo: ἀδικία, ἄπειρον, ἀλήθεια, ecc. Ma … che ne è del problema cocente concernente la terza dimensione? Andiamo per gradi. (Segue).

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