App. a Sincretismo


Eclettismo.
Trascrivo di seguito il par. 78 (Sue origini e suo carattere) del cap. IV (L’eclettismo), pp. 215-6 dal “Compendio di storia della filosofia greca” di Eduard Zeller (cfr. Bibliografia).

§ Per quanto le scuole filosofiche del periodo post-aristotelico si combatterono vivacemente, era naturale che, coll’andare del tempo, la loro opposizione si attenuasse e venisse più chiaramente in luce, nonostante questa opposizione, l’affinità delle scuole accademica, peripatetica e stoica. Due movimenti furono per questo riguardo di decisiva importanza: il successo assicuratosi con Carneade dello scetticismo accademico, e i rapporti stabilitisi fra la Grecia e Roma. Quanto più durevolmente era stata scossa la fede delle scuole dogmatiche nella inconfutabilità delle loro dottrine dalla scuola critica di Carneade, tanto più esse dovevano inclinare a ritirarsi dalle grandi questioni teoriche, soggette a tanti dubbi, in quelle convinzioni sulle quali, nell’insieme ci si poteva intendere, e che erano state riconosciute dal critico stesso come norme della condotta pratica, e perciò come fondamentalmente sufficienti. D’altra parte, quanto più forte si era fatto sentire nello stesso Carneade, per la costruzione della sua dottrina delle probabilità, il bisogno di assicurarsi tali norme pratiche tanto più facilmente, continuando nel medesimo indirizzo, la scuola poteva giungere a dare la maggiore importanza a questa parte della sua dottrina, allontanandosi maggiormente dallo scetticismo; così ciò che per Carneade era sono probabile, assunse col tempo il carattere di una sicura certezza. Nel medesimo senso operò anche lo spirito romano, che cominciò allora ad acquistare influenza sulla scienza greca.
Dopo la conquista della Macedonia da parte dei Romani (168 a.c.), la Grecia era ridotta di fatto a ciò che anche formalmente andava diventando sempre più: una parte dell’impero romano. Favorite da Flaminio, da Emilio Paolo, da Scipione Emiliano e dai suoi amici, tra la Grecia e Roma si svilupparono subito relazioni scientifiche per cui venivano a Roma maestri greci, e giovani romani si recavano in numero sempre maggiore nelle scuole filosofiche di Atene e di altre città greche. Maggiore efficacia che non le ambasceria dei filosofi, esercitò il soggiorno a Roma di Panezio unito al contemporaneo diffondersi dell’epicureismo fra i Romani; dal principio dell’ultimo secolo a.c. in poi, la filosofia greca fu per i Romani un elemento indispensabile dell’alta cultura. Anche se i Greci erano i maestri e i Romani gli scolari, era però naturale che i primi si adattassero più o meno alle esigenze dei loro nobili e potenti uditori, e che, venendo a contatto col mondo romano, subissero anche l’influenza dello spirito creatore di quel mondo. Conformandosi al quale, ogni idea fu giudicata più per la sua importanza rispetto alla vita pratica che non per il suo valore scientifico. In un ambiente simile si fece strada anche la tendenza a fondere le varie scuole filosofiche, mettendo nell’ombra le differenze, e in luce i punti comuni, specialemente quelli che avessero valore per la pratica. Ma anche per poter trascegliere dalle varie dottrine, che non si potevano unire immediatamente, ciò che contenevano di vero e di probabile, occorreva già una norma; si giunse così, infine, a postulare certe convinzioni, esisenti nell’uomo prima di qualsiasi dimostrazione, le quali provano la loro verità coll’essere generalmente riconosciute, col consensus gentium.
Questo eclettismo appare per la prima volta nella scuola stoica: in grado ancora maggiore dominò in seguito l’accademica; e fu accolto anche dalla peripatetica. Invece gli Epicurei del tempo non pare che si allontanino notevolmente dalle dottrine del loro maestro, sebbene Zenone Sidonio sembra abbia preso da Carneade, che aveva udito insieme ad Apollodoro, un procedimento più dialettico di quello solito nella scuola. Asclepiade di Bitinia (130-50 circa a.c.), affine agli Epicurei, ugualmente famoso come medico e come filosofo, rifacendosi da Eraclide, poneva come elementi costitutivi delle cose sensibili, invece degli atomi di Democrito e di Epicuro, corpuscoli divisibili all’infinito e non uniti fra di loro (αναρμοι ογχοι), che si muovono eternamente, e, urtandosi si spezzano in innumerevoli frammenti; ma questo prova soltanto che l’influenza del sistema epicureo era strettamente limitata entro l’orbita della scuola.

Prof. Walter Cavini (da Asia)
Nascita della filosofia in rapporto con l’Oriente

 

 

 

 

 

 

 

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