—- Ciò che non ci uccide, ci fortifica.

Fin dalla metà del V secolo cominciarono a sorgere fra i Greci delle dottrine la cui diffusione portò dopo pochi decenni un profondo mutamento nel pensiero delle persone colte e nell’indirizzo della vita scientifica. Già il contrasto delle teorie filosofiche e l’arditezza con cui esse si opponevano alle concezioni comuni dovevano generare sfiducia contro questi tentativi di una spiegazione scientifica del mondo. Se prima un Parmenide ed un Eraclito, un Leucippo e un Democrito, e anche un Empedocle, avevano negato la verità, o, almeno, la sicurezza della conoscenza sensibile, potevano ora sorgere dubbi più generali sulla capacità dell’uomo a conoscere, tanto più facilmente in quanto che il loro materialismo non aveva assicurato a quei filosofi il mezzo (1) -e lo stesso Anassagora non seppe servirsi a tal fine della sua dottrina del Νους– di giustificare scientificamente la più alta verità della conoscenza razionale. Ma lo sviluppo generale della vita del popolo greco spinse ancora più irresistibilmente l’attività scientifica in una diversa direzione. Quanto più in alto e rapidamente si elevò dopo le guerre persiane in tutta l’Ellade, e principalmente in Atene, centro della vita spirituale e politica, la cultura generale, tanto più vivamente si fece sentire, presso chi voleva distinguersi, il bisogno di una preparazione speciale per l’attività politica; quanto più la democrazia trionfante mise col tempo da parte tutti i limiti che l’uso e la legge avevan posti al talento del popolo sovrano, e quanto più brillanti eran le speranze che con ciò si aprivano a chi sapesse guadagnare a sé questo popolo, tanto più pregevole e indispensabile doveva sembrare un insegnamento per cui si potesse divenire oratori e capipolo. A questo bisogno vennero incontro quegli uomini che dai loro contemporanei furon detti saggi o maestri di saggezza (σπφοι, σοφισται), e che si spacciavano essi stessi per tali. Costoro offrivano il loro insegnamento, peregrinando di regola di città in città, a tutti i desiderosi di imparare, esigendo un compenso abbastanza alto; […]
Questo insegnamento poteva comprendere tutte le possibili cognizioni e discipline e noi troviamo che vengono insegnate da uomini che sono annoverati fra i Sofisti, e anche da qualcuno dei maggiori, arti affatto meccaniche. Ma l’oggetto principale dell’insegnamento sofistico era formato dalla preparazione alla vita pratica […]. Questo limitarsi ai compiti pratici si fonda sulla loro persuasione, espressa da qualcuno dei più notevoli sofisti nella forma di una teoria scettica, affermata dai più colla loro eristica, che sia impossibile una vera conoscenza oggettiva e che la nostra scienza non possa uscir dall’ambito della soggettività. Questo punto di vista doveva dal canto suo ripercuotersi sull’etica e condurre infine a tale che, nelle ostilità e nelle lotte politiche del tempo, le più ardite opposizioni alla legge, ai costumi, al diritto, trovarono una apparente giustificazione nelle teorie sofistiche.
La progrediente cultura stessa assicurava a questa scepsi etica l’appoggio più importante. Quanto più si allargava l’orizzonte del popolo greco, quanto maggiormente si veniva a conoscenza di paesi stranieri e del proprio passato, della differenza e mutabilità delle leggi, degli ordinamenti politici, dei costumi e delle religioni, tanto meno si poteva evitare il problema della ricerca di ciò che dovesse esservi di stabile in questo variare, e del perché le istituzioni patrie e vigenti dovessero essere le uniche legittime; con che si veniva a porre quella distinzione, e, in quanto mancava una profonda base scientifica dell’etica, quell’opposizione di νομος e φυσις […] I cosiddetti Sofisti appaiono così come i più notevoli volgarizzatori ed interpreti dell’illuminismo greco del V secolo, di cui possiedono tutti i pregi e i difetti.
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(1) Questa affermazione deve essere a mio parere contraddetta per Parmenide (nonostante i successivi cattivi servigi di Zenone l’eleate) ed Eraclito per i quali l’ακμη fu in un contesto storico e culturale a tutti gli effetti estraneo a quello sofistico qui descritto da Zeller (N.d.E.)

Origine e carattere della sofistica (parz.) da Zeller, Compendio di storia delle filosofia greca (cfr. bibliografia).

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