-II- Sincretismo

Abbiamo terminato affermando -nel cuore del pensiero occidentale- l’impossibilità di ogni “sincretismo” [Dal greco synkretismós, composto di sýn- ‘sin-’ e un derivato di Kr¢te ‘Creta’; propriamente ‘coalizione alla maniera dei cretesi’, cioè ‘unione di cose che non vanno d’accordo fra loro’, con riferimento alle occasioni in cui gli abitanti dell’antica Creta, ostili fra loro, si coalizzavano contro un nemico comune (parz. dal Vocabolario Garzanti 2005)] ed è da questo punto di partenza che il pensiero gioiosamente saltellante riprenderà l’abrivo, cioè come nell’immagine potente ed allusiva che ci ha offerto Nietzsche:
§ Proprio dall’esempio di Talete si può imparare quale sia stato in ogni tempo il contegno della filosofia, se la volontà spingeva verso il suo scopo magicamente attraente, a oltrepassare le barriere dell’esperienza. Essa balza in avanti, sostenendosi su deboli appoggi: la speranza ed il presentimento le mettono le ali ai piedi. L’intelletto calcolatore la segue pesantemente, trafelato, e cerca appoggi più solidi, per raggiungere anch’esso quello scopo allettante, cui la sua più divina compagna è già pervenuta.
Due viandanti attraverso una foresta sono giunti sulla sponda di un torrente selvaggio, il quale trascina con le sue onde grandi pietre: l’uno salta dall’altra parte con piede leggiero, servendosi di quelle pietre e slanciandosi oltre con il loro aiuto, sebbene esse sprofondino precipitosamente dietro di lui; l’altro si arresta a ogni momento, abbandonato a se stesso, e deve costruirsi anzitutto degli appoggi che sostengono il suo passo pesante e circospetto: talvolta ciò non gli riesce e in tal modo nessun dio lo aiuterà a superare il torrente
(F.W.Nietzsche, “la filosofia nell’epoca tragica dei greci”, cfr. Bibliografia)
Molto più di quanto è avvenuto nell’antichità in epoca già romana al pensiero post-aristotelico (cfr. la breve presentazione di E. Zeller, in app.), e con l’eccezionalità connessa all’avvento dei primi cristiani, la storia della filosofia occidentale moderna e contemporanea è attraversata in larghezza e profondità da tentativi eclettici di conciliare il pensiero occidentale con elementi estranei, se non opposti, provenienti da culture profondamente diverse.
Anche fuori dai nostri confini, procedendo all’inverso, questa tendenza fiorisce con sorprendente vigore. In Giappone, per esempio, è in corso il tentativo di armonizzare la dottrina Zen principalmente, ma anche le diverse altre correnti di pensiero presenti (buddhismo, confucianesimo, taoismo, shinto) con il pensiero filosofico occidentale. In questo Paese, dove è stato necessario coniare un nuovo termine [«tetsugaku» (1) (studio della saggezza)] per tradurre la parola «filosofia» tanto essa è estranea alla sua cultura, un gruppo di studiosi riuniti sotto l’indicazione della “Scuola di Kyoto” procedono in questo senso.
Il primo problema che questa Scuola affronta ma non risolve è il rapporto tra le entità fondanti di questo tentativo di sintesi, anzi lo nega e lo parcellizza, procedendo ad una prima riduzione che limita il raggio d’azione alla storia della filosofia moderna e contemporanea, ma affermando già -e questa potrebbe già considerasi una confutazione dirimente- l’impossibilità del Logos di comprendere lo Zen, cosa immediatamente desumibile essendo il nulla impensabile:
§ Penso che si possa dire che la filosofia della Scuola di Kyoto sia nata da questo evento. Per cui se provo a esprimere in poche parole quale sia il carattere tipico del pensiero della Scuola di Kyoto, premesso che non è che tutti i pensatori che vengono ricondotti alla Scuola di Kyoto hanno praticato lo zen, la caratteristica peculiare è comunque che nella filosofia della scuola di Kyoto si dà un collegamento tra zen e filosofia intesi come due cose del tutto diverse e in quanto due cose del tutto diverse.
Se posso aggiungere ancora una riflessione, anche osservando la storia della filosofia occidentale vi si notano varie epoche con caratteristiche loro proprie. Accadde ad esempio che ad un certo punto la filosofia greca incontrò il cristianesimo, che era per essa qualcosa di completamente estraneo. In quell’epoca la filosofia greca fu scossa fino alle fondamenta, ma proprio passando attraverso qualcosa di completamente estraneo, la filosofia conobbe una svolta decisiva e poté ulteriormente svilupparsi.
Ora, quando si parla di zen e filosofia riguardo alla Scuola di Kyoto, filosofia è da intendersi fondamentalmente come filosofia moderna e contemporanea. In rapporto alla filosofia moderna lo zen doveva presentarsi necessariamente come qualcosa di completamente estraneo, proprio perché lo zen inizia dove si smette di pensare, dove non c’è pensiero. Il punto di partenza di zen e filosofia è completamente diverso. D’altro canto anche lo zen ha attraversato varie fasi, e incontrando la filosofia è stato costretto ad esporsi ad un ambito fino ad allora sconosciuto. Dunque anche lo zen è stato costretto a confrontarsi con un ambito di problemi ad esso del tutto estraneo.
(Intervista a Ryosuke Ohashi, cfr. Bibliografia)
Ha luogo così, nei fatti, non una conciliazione (peraltro impossibile, mentre è stato possibile, ineludibile e naturale conciliare Parmenide ed Eraclito) ma una riduzione svilente, uno smembramento violento del corpo dell’autentico pensiero occidentale al fine di inglobarlo (come già fece il crisitianesimo) per scopi meramente colonialistici o scioccamente dossografici. Ed il tentativo di cannibalizzare l’autentico senso del pensiero occidentale si svela ulteriormente in quell’analogia di rapporti richiamata fra tra la filosofia e la religione cristiana da una parte, e la filosofia e la cultura orientale dall’altra; è del tutto falso, infatti, che la filosofia si aprì al cristianesimo (del quale non aveva certo bisogno) inglobandolo; ma fu vero il contrario: cioè che il cristianesimo ha fagocitato quella parte della filosofia precedente che le faceva, via via, al momento più comodo; tuttavia, tralasciando la componente più “pura”: l’Inizio.
Non è che non si pensi che un Giapponese -o Cinese, o Indiano- possa filosofare nel senso occidentale del termine, è che si possa conciliare il buddhismo con la filosofia occidentale -seppure quella moderna, o contemporanea- che ci appare raccapricciante; e ciò risulterà maggiormente evidente proseguendo nell’analisi dell’intervista al prof. Ryosuke Ohashi. Come anticipato e prevedibile, infatti, alla prova del Logos il pensiero profondo della Scuola si esplicita manifestamente dimostrando l’incommensurabilità delle logiche che abbiamo denunciato sin dall’inizio.
§ La filosofia europea è figlia del logos e dell’idea. L’occidentale si muove nel pensiero attraverso la rappresentazione, il concetto e la logica. Qual è il perno attorno a cui si articola il pensiero filosofico giapponese e quale pensa possa essere il terreno di confronto tra queste due tradizioni di pensiero?
Per prima cosa, penso che forse si possa rispondere così. La filosofia della Scuola di Kyoto, proprio in quanto «filosofia», penso che abbia un elemento comune con la filosofia occidentale e che lo debba avere. Qualunque sia la discussione che possa aver luogo tra i filosofi di Kyoto e i filosofi occidentali, essa avverrà sempre all’interno di quell’unica cornice che è la filosofia. Quando i pensatori di Kyoto si confrontano con Platone, Aristotele, Heidegger o Hegel, si muovono sempre a livello filosofico. Per cui il perno su cui si incentrano queste discussioni è certamente il logos. Per esempio, Nishitani Keiji all’inizio si occupa di interpretare Aristotele, poi si interessa del Misticismo tedesco. Anche Nishida si dedica al pensiero di Kant e di Hegel, ma anche di Heidegger e Husserl, cioè i «filosofi» di Kyoto si confrontano con la «filosofia» occidentale. In questo senso il perno è, ripeto, il logos. Ora, però, ho parlato di una «cornice» che è la filosofia. Per i pensatori di Kyoto fuori di questa cornice sta un terreno, si apre un paesaggio, un cielo del tutto diverso, cioè la cornice filosofica tocca in loro qualcosa che sta fuori della cornice e che è di natura completamente diversa da essa. Ma se si è consapevoli che fuori della cornice sta qualcosa di natura completamente diversa, il senso della cornice stesso viene messo in questione. Credo che nel caso dell’Europa questo «fuori» della cornice sia stato la fede cristiana. Nel caso della filosofia della Scuola di Kyoto si è trattato invece dello zen o del buddhismo. Per esempio, noi ora siamo in questa stanza e accanto ad essa, allineate lungo il corridoio, ci sono molte altre stanze simili. In questa stanza dalla finestra entra la luce del paesaggio che si estende fuori. Se il paesaggio esterno fosse diverso, poniamo una montagna o il mare anziché queste colline, la stanza sarebbe la stessa, ma il tipo di luce, i suoni che entrerebbero dalla finestra sarebbero del tutto diversi. Ora, se poniamo che questa stanza in cui siamo sia la filosofia, possiamo dialogare tra di noi tramite il logos comune, ma a seconda di ciò che sta fuori della stanza, sera o mattina, Italia o Giappone, deserto o montagna, credo che muti il senso e il contesto del dialogo che avviene tramite il logos comune.
(Intervista a Ryosuke Ohashi, cfr. Bibliografia)

Così, a ben intendere il prof. Ohashi, per costoro la filosofia occidentale (svuotata del Logos che viene ridotto ad elemento accidentale e non costituente) diviene meramente una metodologia, una tecnica di contemplazione e riflessione, appunto nella scia della tradizione del pensiero orientale che la vuole inglobare e colonizzare.
Così, l’Istituto di «testugaku» dell’università di Tokyo -piuttosto che di Kyoto od Osaka- mostra la sua natura di propaggine del Ministero degli Esteri giapponese piuttosto che di centro di riflessione sul Tesoro che i Greci del VI° e V° secolo ci hanno tramandato perché ne coltivassimo i segni permanenti della vittoriosa battaglia contro il mondo delle apparenze e della ragion pratica.
Così, rimane inascoltato il grido finale e lancinante del filosofo occidentale (Heidegger) che la «testugaku» ha maggiormente studiato. Se questi -Heidegger, intendo- parla di un ritorno all’Inizio (all’Anfang) rimane incompreso da costoro -la Scuola di Kyoto, intendo- il chiaro indirizzo interno che deve guidare il pensiero – e quindi l’azione- dell’occidente; rimanendo per questi -muniti di un orecchio inadatto ad ascoltare questo Discorso- solo vuota parola: Logos, appunto.
Ma, siccome il Logos è tutto pieno -e, come abbiamo dimostrato (Lezione minima) tutti i pensieri vanno, perlomeno, a formare l’humus di coltura dei pensieri più “puri” (cioè che rispettano il Logos)- ci rimane pur qualcosa di questo excursus, cioè l’introduzione al prossimo tema che ci accingiamo a trattare: il nichilismo.
§ Quello che per me è stato il mio vero maestro, Nishitani Keiji, scrive che la gran maggioranza dei giapponesi di oggi ha dimenticato anche il nichilismo stesso, ha dimenticato cioè perfino che Dio è morto. Nishitani individua una situazione di questo tipo come caratteristica della società giapponese contemporanea. Si tratta cioè di una sorta di nichilismo doppio, elevato alla seconda potenza, un nichilismo che ha dimenticato il nichilismo della morte di Dio. Per il professor Nishitani si pone la questione se il nichilismo che domina il mondo contemporaneo non sia in effetti un nichilismo raddoppiato. La tragicità della morte di Dio, insomma, è essa stessa dimenticata. Circondati dai prodotti della tecnica, si vive in modo più o meno piacevole, divertendosi in qualche modo, eppure rimane sullo sfondo una sensazione di disagio, di angoscia, che non trova quiete e cresce. Ora, in una situazione del genere, i giovani giapponesi si rivolgono alla filosofia oppure si rivolgono allo zen? Questo penso che sia un problema che riguarda più la filosofia e lo zen che i giovani. Lo zen tradizionale, lo zen come si è praticato fino ad ora dentro i templi, è estremamente lontano dal mondo contemporaneo, c’è troppa distanza perché i giovani di oggi vadano al tempio per trovare risposta alle loro domande. Quanto alla filosofia attuale, è diventata – in senso buono e meno buono – troppo accademica. La domanda fondamentale della filosofia greca, come posso vivere bene, senza accorgersene è andata ad un certo punto perduta e la filosofia è diventata uno tra i tanti saperi, tra le tante discipline, e viene praticata scientificamente, filologicamente. Questa è più o meno la tendenza della filosofia attuale, per cui penso che sia lo zen che la filosofia dovrebbero tornare alla loro origine.
(1) Grazie a Gian Andrea. 11 settembre 2010.
(*) Ho dubitato prima di approvare il commento del sig. Russo Vincenzo, che è null’altro che una professione di Fede che non aggiunge nulla al senso del Discorso, ma poiché è attinente mi sono convinto. Chi legge, ritengo, troverà il giusto equilibrio. 12 novembre 2010.
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3 Risposte

  1. Si, probabilmente lo e

  2. E’ tetsugaku, non testugaku.

  3. si prega di pubblicare tra i commenti
    Chi non vede la differenza tra Cristo e le mille altre religioni è già morto. Quindi non c’è da salvarSI da altro ,che proprio da questa cecità.
    Il sincretismo e tutti i dubbi espressi nei commenti di questo forum,sono ciò da cui ci si deve salvare. Poiché è il vivere così ,che porta la morte nel mondo.
    La valle di lacrime di questa terra è il nostro esame di maturità. Gli uomini ribelli causano tutto il danno del quale ci lamentiamo,incluso il fondare false aspettative politiche e false religioni. Comunque il vero Dio è innocente per il semplice motivo che può risorgere dalla morte fisica certamente e da quella morale ,se gli viene chiesto.
    IL MALE ,TUTTI I MALI ,SARANNO CANCELLATI.
    Porgete dunque a Cristo e non ai falsi dei, le vostre domande del forum e sentirete dentro di voi la differenza del Dio vero ,che riempie di speranza e coraggio ,le vite risorte.
    PROVARE PER CREDERE E’ LA REGOLA SANTA.
    PREGARE PER CREDERE E’ LA TRADUZIONE.
    Parlare e sparlare su quale via prendere non serve.
    Molti hanno già detto la verità DA SOLI nei loro commenti.
    Il vero Dio ,se esiste, parla nei cuori col suo amore.
    BENE QUESTA E’ LA VIA .
    UNA SOLA TRA TUTTE LE PROPOSTE RELIGIOSE E’ VERA.
    LA TROVERETE NEL VOSTRO CUORE.
    SE LO ASCOLTATE C’E’ SOLO IL VERO DIO: CRISTO YAWE,SPIRITO SANTO.
    GLI ALTRI NON ESISTONO ,SE NON NEL BUIO DELLE ANIME SPENTE NELLA MORTE.
    Leggete il resto della spiegazione ,nel sito di San Pio : IL TACHIONE IL DITO DI DIO.

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