L’uomo.
25 aprile 2016

Sebbene quegli elementi che alludono a un disegno preciso e preordinato d’un Artefice mi risultino vacui, la dichiarazione di Pico, nella parte in cui si limitava a descrivere la natura umana in base a una dinamica bipolare e dialettica che  universalmente può essere effettivamente riscontrata, mi convince sia fondata.
Decidere della natura indeterminata, oscillante dell’uomo e accogliere, isolandolo, il senso del  noto frammento di Protagora (DK 80B1) è costitutivo d’un pensare filosofico conforme alla sua disciplina.

O Adamo, non ti abbiamo dato una sede determinata, né una figura tua propria, né alcun dono peculiare, affinché questa sede, quella figura, quei doni che tu stesso sceglierai, tu li possegga come tuoi propri, secondo il tuo desiderio e la tua volontà. La natura ben definita assegnata agli altri esseri è racchiusa entro leggi da noi fissate. Tu che non sei racchiuso entro alcun limite, stabilirai la tua natura in base al tuo arbitrio, nelle cui mani ti ho consegnato. Ti ho collocato come centro del mondo perché tu da lì tu potessi meglio osservare tutto quanto è nel mondo. Non ti creammo né celeste né terreno, né mortale né immortale, in modo tale che tu quasi volontario e onorario scultore e modellatore di te stesso, possa forgiarti nella forma che preferirai. Potrai degenerare negli esseri inferiori, ossia negli animali bruti; o potrai secondo la volontà del tuo animo essere rigenerato negli esseri superiori, ossia nelle creature divine.
(Giovanni Pico della Mirandola, Oratio de homini dignitate, 18-23)